Renato Fogagnolo (Attore, Caratterista, Mimo, Fantasista)

Renato Fogagnolo

INTERVISTA A RENATO FOGAGNOLO
ATTORE CARATTERISTA MIMO FANTASISTA

Sito Web Personale: www.renatofog.com

Renato Fogagnolo
Attore, caratterista, mimo, fantasista, con una naturale e raffinata vocazione al comico.
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Nei primi anni Novanta ha studiato col maestro Jean Meneng (Parigi) l'arte del mimo e del clown.

Dal 1995 ha frequentato la Scuola Internazionale dell'Attore Comico di Reggio Emilia diretta da Antonio Fava; con gli allievi ha poi lavorato in alcuni allestimenti teatrali ("Schiavi si nasce", "Facce di cuoio, cuore di burro", "Che tragedia!"). Tra i vari maestri che hanno influenzato la sua formazione spicca il clown americano Jango Edwards col quale ha studiato in vari work-shop.

Renato Fogagnolo ha partecipato a numerosi spettacoli con varie compagnie e in diversi contesti (dal teatro di strada all'opera lirica), emergendo in ogni occasione per le particolari caratterizzazioni dei suoi personaggi.

Dopo alcuni anni di tournée (con "La Traviata" per la regia di H. Brockaus, come caratterista con la Compagnia Top Show Production di Milano, come Zanni nello spettacolo "Viva la Guerra" del gruppo Teatro Vivo), ha creato "Mac Mac, lo scozzese" il personaggio comico che lo ha reso unico e inconfondibile (e spesso imitato da altri).

La gavetta di Renato Fogagnolo è avvenuta nei luoghi in cui la vita di un attore comico viene messa più che mai alla prova e dove "o sei bravo o sei perduto", ovvero nei grandi parchi divertimento Gardaland e Mirabilandia. E' stato ospite in trasmissioni televisive come il "Micho Show" Future Television di Beirut in Libano. Ha partecipato al Golden Circus Festival di Liana Orfei.

Renato Fogagnolo | Gardaland Show Renato Fogagnolo | Gardaland arena Hawaii Renato Fogagnolo | Gardaland Convention Centre Teathre Renato Fogagnolo | Gardaland Convention Centre Teathre

 

1) Com'è arrivato a fare questo lavoro per i parchi divertimento ?

Come ho detto in altre occasioni la cosa è nata per caso con l'apertura di Mirabilandia nel lontano....quest'anno festeggio i 20 anni di attività. All'epoca l'unica realtà italiana che si conosceva era Gardaland che non era il parco che vediamo oggi, internet no c’èra e  le notizie passavano per telefono (il fisso) o posta, i dinosauri fatemi pensare … si erano già estinti. In quel periodo lavoravo nella ristorazione in Romagna avevo di fronte a me una brillante carriera come food & beverage manager. Iniziarono a circolare notizie poco chiare dell'apertura nei pressi di Ravenna di un parco, che noi interpretammo come parco faunistico o forse si trattava di un complesso alberghiero cosi io e un gruppo di amici decidemmo di andare a vedere cosa fosse tutto questo mistero e di cosa si trattasse in realtà. Arrivati trovammo praticamente un cantiere e poco si capiva cosa si stesse costruendo, all'ingresso trovammo una guardia che ci diede delle informazioni (poche) e ci rifilò un papiro di colore verde da compilare e da riconsegnare. Una volta a casa leggemmo il papiro era una domanda di lavoro dove venivano richieste molte figure professionali  dal personale per la manutenzione, lavapiatti, cuochi agli addetti animazione-spettacolo. In quel momento non avevo nessuna intenzione di cambiare posto di lavoro così tanto per non buttare via la scheda e consegnarla assieme a quella dei miei amici barrai proprio perché così sapevo non sarebbe nemmeno stata presa in considerazione tutte le voci inerenti al settore spettacolo. La consegnammo tutti assieme e per quanto mi riguarda la cosa finì lì. Dopo non molto ricevetti una lettera per un colloquio con il direttore artistico. La società costruttrice era credo la stressa che ha creato Rainbow MagicLand  mentre il settore risorse umane veniva gestito se ben ricordo dalla Valtur e mi ritrovai faccia a faccia con uno dei dirigenti a parlare delle mie esperienze nello spettacolo (praticamente nulle). Non so cosa accadde ma mi ritrovai con una borsa di studio pagata dal parco in collaborazione con il comune di Ravenna per la formazione di figure altamente specializzate nel settore intrattenimento. Io presi questa cosa come un gioco, poi venni a sapere che ricevettero  una cosa come 6000 domande. Iniziò così un periodo di lavoro-studio con maestri provenienti da Italia e Francia che ci insegnarono di tutto dalla clownerie al canto. Lo scopo era quello di formare un gruppo di giovani in grado di creare piccoli siparietti da usare sia all'interno del parco che all'esterno, come scuole, centri commerciali ecc.ecc. Morale mi innamorai di questo mestiere e senza nemmeno accorgermene iniziai un lavoro nuovo firmando il mio primo contratto da professionista dopo nemmeno due anni. Con l'andare del tempo cercai le scuole e i maestri giusti e adatti alla mia indole. Vedi  Jean Menigault, Antonio Fava (scuola internazionale dell’attore comico) e Jango Edwards.

2) Quali differenze lavorative nota tra Gardaland e Oltremare dove sta svolgendo il suo attuale impiego ?

I due parchi non sono assolutamente paragonabili trattandosi di realtà totalmente differenti uno è un parco tematico conosciuto a livello internazionale l'altro è un parco prevalentemente didatticodivulgativo che  non dimentica però l'aspetto ludico (ndr).Quest’anno gli spettacoli sono stati tutti rinnovati e creati ex novo, un parco giovane con grandi potenzialità e credo che in futuro riserverà molte sorprese, anche la tipologia di visitatori è molto diversa se cerchi un coaster non vai ad Oltremare ma se vuoi farti una cultura sull’evoluzione del mondo animale e vedere  il delfinario (credo sia il più  grande d’Europa) allora si. Per quanto riguarda il mio lavoro poco cambia sono sempre su di un palco. Che sia in un parco o in un altro l'importante è che faccia ciò che mi appassiona.

3) Ci sono speranze di poterla rivedere a lavorare a Gardaland ?

Questa domanda dovete girarla al direttore artistico, è un parco che amo molto dal quale ho ricevuto molte soddisfazioni, ma chi fa il mio lavoro ha l’esigenza di cambiare per avere e trovare nuove fonti creative. Per chi non lo sapesse avevo già lavorato a Gardaland in passato e ci sono tornato dopo otto anni. Di certo lavorare con chi si conosce rende tutto molto più facile, quindi mai dire mai.

4) Secondo il suo parere cosa manca nei parchi Italiani , paragonati con quelli esteri da lei visitati ?

La verità? L’unico parco all’estero che ho visitato è Phantasiland all’epoca abitavo e lavoravo li vicino e ancora non facevo questo mestiere, quindi fate i conti di quanto tempo è passato. Quando non lavoro evito la confusione come la peste.

5) E' difficile usare la comicità in un parco dove si incontrano persone provenienti da diverse parti dl mondo con usanze e culture diverse , senza cadere nel offensivo o volgare ?

Da culture e usanze diverse possiamo trarne solo che arricchimento, la comicità come tutte le forme artistiche hanno il compito di abbattere le barriere,  la risata come la musica piuttosto che un dipinto non conosco confini, hanno il potere di aggregare di unire. Un esempio? anni fa dovevo partire per un lavoro a Beirut in Libano notoriamente una zona molto “calda” del medio oriente, la mia famiglia era molto preoccupata perché in Tv si vedevano le solite immagini di uomini armati che sparavano, ragazzini che tiravano pietre ecc.ecc. non nascondo che un po’ di preoccupazione l’avevo pure io ma partii e superata la diffidenza iniziale scoprii un paese e un popolo meraviglioso lontano dalle immagini distorte che giungevano nelle nostre case, certo gli uomini armati li ho visti e ragazzini pure ma nessuno mi ha tirato un sasso o sparato anzi quando chiedevo un informazione spesso si offrivano di accompagnarmi. Da noi quante volte succede di chiedere a qualcuno “scusa dov’è la piazza tal dei tali?” E questo vedendo che sei straniero ti dice “passo di li se vuoi ti accompagno”.
In quel particolare contesto quando andai nello studio televisivo il presentatore mi spiegò cosa non potevo assolutamente fare, alcuni gesti che per noi non significano nulla ma fatti in quel paese sarebbero risultati offensivi. Nel cadere nell’offensivo e nella volgarità c’è un confine molto sottile in quanto la simbologia cambia da paese a paese. Ciò che può risultare volgare da noi può essere nella norma in altri posti o viceversa. Tutto dipende dal contesto dove ci si trova, ho visto molti spettacoli a teatro di compagnie cosi dette  “di ricerca” fare delle cose imbarazzanti sul palco mettendo a disagio il pubblico, ecco penso che la cosa diventi volgare quando non si ha rispetto di chi è li per guardarti, quando non si ha nulla da dire, e il gesto “imbarazzante” rimane una cosa buttata li senza significato giusto per stupire, se invece hai qualcosa da esprimere di veramente forte la volgarità svanisce perché sotto c’è un significato profondo che ti porta a fare quel gesto o dire quella cosa che il pubblico percepisce. Ho in mente una famiglia di americani che dopo un mio show dove avevo parlato a mitraglia si avvicinarono e mi dissero nella loro lingua “non abbiamo capito una parola ma abbiamo riso tanto”  come piuttosto la famiglia del Kuwait con tutte le donne  ben coperte anche in volto che si tenevano la mano sopra il velo all’altezza della bocca e i loro corpi che vibravano dal ridere senza emette nessun suono. Questo è abbattere le barriere e andare oltre, di fronte non vedi bandiere ma persone. 

6) Lei ha sempre sognato di fare questo tipo di lavoro , o ha un sogno nel cassetto non ancora realizzato ?

Io non avevo proprio sognato di fare questo lavoro come ho scritto sopra e ancora oggi ho un rapporto di amore – odio verso questo mestiere che tanto ti da’ ma altrettanto ti toglie. Il mio sogno nel cassetto? Certo che ce l’ho il tempo passa e prima o poi passerò dietro le quinte  magari come direttore artistico quest’anno ci sono andato vicino ma all’ultimo la cosa non è andata in porto ( e ora dico per fortuna l’impegno sarebbe stato troppo grande per iniziare).

7) Veder molte persone ridere grazie a una sua battuta o a un suo sketch ,cosa le fa provare ?

Racconto un piccolo ma grande aneddoto. Dopo un mio show vengo avvicinato una coppia con una bambina visibilmente in terapia cortisonica, mi salutano mi fanno i classici complimenti e poi mi raccontano …” La nostra bambina ha una grave malattia e vederla ridere così di gusto come non succedeva da tempo è stato per noi una gioia immensa, la porteremo a vedere anche quello successivo”. Ecco cari miei quello che provo, quando ciò che fai sul palco riesce a distrarre anche per un solo istante chicchessia dalle problematiche che la vita spesso ti mette sul piatto, quando per un momento riesci a fare dimenticare il dolore ed il male che può affliggere è proprio in quel preciso istante che in mondo si ferma e si apre l’universo facendoti ricordare che sei su quel palco non tanto per te stesso ma che sei al servizio di chi è li a guardarti. E credetemi che quando questo succede mi ripaga ti tutti i sacrifici che questo lavoro impone.

8) E in chiusura le facciamo una domanda totalmente estranea al suo ambito lavorativo , ma riguardante i rollercoaster che a noi stanno molto a cuore , cioè cosa ne pensa della "guerra" a suon di rollercoaster scatenatasi negli ultimi anni tra i parchi italiani ?

Appunto non fa parte del mio ambito e vi dirò una cosa che non vi piacerà! Io non ci sono mai salito e mai ci salirò!!! Ho una gran paura, solo una volta mi sono seduto sul seggiolino dopo l’insistenza di amici ma un secondo prima che chiudessero le imbragature … sono scappato. Mi spiace ma devo ammetterlo me la faccio sotto e non ho nessuna intenzione  ripeto NESSUNA INTENZIONE onde evitare future sfide o scommesse di superare questa cosa. Evidentemente se si è scatenata una sorta di guerra a suon di rollercoster la mia idea è che la gente ha bisogno di  emozioni e  adrenalina sempre più forti, questi mostri di ferro mi intimoriscono solo a vederli e li lascio ai più temerari.

Vi aspetto nella mia pagina FB ciakspettacoli con news e quant’altro.
Un saluto a tutti grazie per l’affetto che sempre dimostrate nei miei confronti.

Intervista a cura di Mattia Murolo

Roller Coaster Revolution ringrazia Renato per la collaborazione