Questa cattiva (e comune) abitudine è un reato: attento perché può capitare anche a te

Molte persone hanno una cattiva abitudine che in realtà è un reato. Fate molta attenzione che può capitare davvero a chiunque.

Diventa dunque interessante capire di cosa stiamo parlando per evitare anche che vi possiate trovare di fronte a una pesante denuncia.

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Un’abitudine che è un reato (Canva) – RollerCoasterRevolution.eu

Cosa dice la legge?

Nel contesto giuridico attuale, insultare una persona non sempre comporta conseguenze penali. Tuttavia, per navigare correttamente tra le acque della legalità, è fondamentale comprendere la distinzione tra due termini chiave: ingiuria e diffamazione.

Questa distinzione si rivela ancora più cruciale alla luce delle moderne forme di comunicazione come chat, social network e WhatsApp. Vediamo quindi cosa occorre sapere per difendere i propri diritti in caso di offese o minacce.

La differenza tra ingiuria e diffamazione

L’ingiuria e la diffamazione rappresentano due facce della stessa medaglia nel panorama delle offese personali, ma con importanti distinzioni legali. L’ingiuria si verifica quando un’offesa viene rivolta direttamente a una persona in modo privato, ad esempio attraverso un messaggio inviato via email o chat. Dal 2015, l’ingiuria non è più considerata un reato penale ma un illecito civile. Ciò significa che la vittima può richiedere un risarcimento danni avviando una causa civile, sebbene il risarcimento tenda ad essere simbolico. In aggiunta al danno risarcibile, il colpevole può essere condannato al pagamento di una sanzione amministrativa significativa.

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Pesante lite è reato? (Canva) – RollerCoasterRevolution.eu

D’altra parte, la diffamazione si configura quando l’offesa viene resa pubblica o condivisa con più persone contemporaneamente o in momenti diversi. Questo può accadere tramite email inviate a più destinatari o messaggi in gruppi chat. A differenza dell’ingiuria, la diffamazione rimane un reato perseguibile penalmente con sanzioni che possono includere sia multe sia pene detentive.

Le nuove sfide poste dai social media

Con l’avvento dei social media e delle piattaforme di messaggistica istantanea come WhatsApp, le linee guida su ciò che costituisce ingiuria o diffamazione sono diventate più sfumate. La Cassazione ha chiarito alcuni punti chiave su come questi strumenti influenzano la classificazione degli insulti online.

Un aspetto fondamentale riguarda il momento in cui il destinatario legge l’offesa: se questo avviene mentre entrambe le parti sono online e quindi in grado di interagire immediatamente, si potrebbe configurare nuovamente come ingiuria piuttosto che diffamazione.

Il ruolo del contenuto del messaggio

Non solo il contesto ma anche il contenuto del messaggio gioca un ruolo cruciale nella determinazione della sua natura legale. Offese che superano i limiti della semplice critica per trasformarsi in attacchi personalizzati contro la reputazione individuale possono facilmente rientrare nella categoria della diffamazione.

Inoltre, anche i messaggi privati di natura minacciosa possono avere conseguenze legalmente perseguibili se incutono timore nella vittima.

Minacce online: cosa fare?

In caso di ricezione di minacce tramite qualsiasi forma di comunicazione digitale è possibile sporgere querela entro tre mesi dall’accaduto per avviare procedimenti legalmente riconosciuti contro l’autore dell’offesa o della minaccia stessa.

In sintesi, navigare nel complesso mondo delle offese personal nell’era digitale richiede una comprensione approfondita delle normative vigenti relative a ingiuria e diffamazione dei meccanismi di tutela disponibili ai cittadini per difendere i propri diritti senza incorrere automaticamente in battaglie legalipenalmente impegnative.

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